mercoledì 18 dicembre 2013

Processo Meredith: la famiglia contro i due imputati, Amanda scrive ai giudici

Il giorno del processo d'appello bis contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati dell'omicidio di Meredith Kercher, i familiari della ragazza uccisa si sono schierati nettamente contro i due imputati. Non hanno più alcun dubbio i genitori, sono fermamente convinti della colpevolezza inconfutabile di Amanda e Raffaele e auspicano una sentenza di condanna che renda finalmente giustizia alla loro figlia.

E' il legale della famiglia Kercher, Francesco Maresca, a farsi portavoce delle dichiarazioni dei familiari, affermando che quando la Knox e Sollecito hanno ucciso Meredith si trovavano in una condizione di eccitazione, legata all'assunzione di droghe e alcol, che ha scatenato in loro la furia omicida per l'effetto della caduta di ogni freno inibitorio. 

L'avvocato Maresca afferma di essere perfettamente in linea con le richieste di condanna formulate dal pg Alessandro Crini, il quale ha chiesto 30 anni per Amanda Knox, comprensivi dei tre anni per calunnia, e 26 anni per Raffaele Sollecito. Una punizione, dichiara Maresca, "che renderà giustizia nel rispetto della legge".


Parla poi del movente il legale dei Kercher, identificabile nelle tensioni fra le due ragazze, cui si affianca un movente sessuale. Lo stesso Maresca afferma che "l'antipatia, l'insofferenza e l'incompatibilità fra Amanda e Meredith sfociano in un approccio sessuale violento, poi c'è una perdita di controllo". Sostiene, ancora, l'altro avvocato della famiglia di Meredith, Serena Perna, che Meredith non ha potuto difendersi in quanto veniva trattenuta dagli aggressori. 

Alla richiesta di condanna si affianca, inoltre, una richiesta di risarcimento pari a 25 milioni in totale per i tre accusati, Guede, Knox e Sollecito.

D'altra parte Amanda Knox, che non prenderà parte al processo perché ha dichiarato di non avere nessuna intenzione di tornare in Italia, ha scritto una lettera ai giudici nella quale ribadisce la sua assenza in aula a causa della paura "della veemenza dell'accusa", che getterà fumo negli occhi dei giudici. Ribadisce, inoltre, il sincero sentimento di amicizia che la legava a Meredith, senza mai un litigio né una discussione e la sua falsa confessione, che le sarebbe stata estorta a causa della tortura psicologica cui sarebbe stata sottoposta in Questura.

Il prossimo appuntamento in aula è fissato per il 9 gennaio, giorno delle arringhe dei difensori di Sollecito, che probabilmente vedrà in aula lo stesso Sollecito, di ritorno da una vacanza a Santo Domingo.